// News

CROWDFUNDING, SITO AZIENDALE O PIATTAFORMA?

CROWDFUNDING, SITO AZIENDALE O PIATTAFORMA?

In questi giorni ero molto preoccupato, preoccupato che qualcuno avesse potuto fraintendere le mie parole!! E, avendo un pessimo carattere (almeno così dicono), detesto essere frainteso. QUINDI: Momento! Marcia indietro e ripartiamo! 

Tema del giorno: dove impostare la propria campagna crowdfunding, su una piattaforma o sul proprio sito ??

Negli articoli precedenti ho sottolineato come possa essere più conveniente impostare una campagna di crowdfunding sul proprio sito piuttosto che su una piattaforma specializzata. Oggi vorrei meglio chiarire questo concetto e spiegare per chi può essere realmente più utile.

Procediamo per punti:

IL PROGETTO

Le caratteristiche del progetto, il target a cui si rivolge e la scalabilità dello stesso (capacità di crescere) portano a fare considerazioni molto specifiche.

Mi spiego meglio: se siamo per esempio una startup che opera nell' hi-tech e nel nostro garage abbiamo sviluppato una nuova tecnologia oppure un prodotto estremamente innovativo che ha un mercato internazionale e quindi enormi possibilità di crescità, forse è il caso di giocarsi la carta kickstarter. Dico questo perchè il fenomeno kickstarter - uno dei big player tra le piattaforme - ha generato un pubblico di entusiasti estimatori di startup innovative che progettano prodotti e tecnologie rivoluzionarie o di tendenza. Il pubblico di kickstarter ogni giorni accede alla piattaforma per scoprire cosa c'è di nuovo, come fosse un e-commerce dove poter acquistare in esclusiva un prodotto non ancora commercializzato. E' evidente che progetti molto specifici, innovativi, fortemente creativi, in grado di generare una tendenza particolare ben si sposano con questo tipo di piattaforma e relativo pubblico. Non è però il caso di tutti aver sfornato una startup iperscalabile alla Silicon Valley.

Ma Se per esempio la nostra startup avesse un profilo diverso e delle ambizioni più ridotte? Se volessimo mettere in piedi una realtà, un progetto che si rivolge al territorio nazionale o locale, cosa ci converrebbe fare? Qui entra in gioco un aspetto più legato al digital marketing che al crowdfunding in se: il traffico.

Piccolo inciso: il motivo per cui abbiamo un sito e siamo online è che le persone oggi, nel 2015, per sapere qualcosa, qualsiasi cosa, "chiedono a Google" o comunque è altamente probabile che effettuino delle query sui motori di ricerca per sapere, capire, trovare, ascoltare, imparare. Ebbene essere online non è un esercizio fine a se stesso, l' obiettivo è intercettare chi effettua una domanda che ci riguarda da vicino, l' obiettivo è: intercettare il traffico. Questo è lo step 1, il secondo è convertire: fare in modo che quell' utente che abbiamo intercettato atterri sul nostro sito/blog e compia l' azione tanto anelata come ad esempio acquistare un prodotto, chiedere un preventivo, sottoscrivere la newsletter o fare una donazione. Riuscire in questo richiede strategia, conoscenza degli strumenti, creatività e tanto tempo, molto tempo.

Ora immaginiamo di esser riusciti a intercettare un utente. Se avessimo deciso di pubblicare il nostro progetto su una piattaforma di crowdfunding, questa sarebbe la pagina dove l' utente atterrerebbe. NON IL NOSTRO SITO! Tutto questo impegno profuso e poi? E poi il traffico finisce in mano ad altri. E' vero, l' utente avrà conosciuto il nostro progetto e magari ci sosterrà con una donazione, tuttavia una campagna è solo l' inizio: la comunicazione e la raccolta di capitali; ma il fine - si spera - è costruire un' azienda! Se l' alternativa (la piattaforma) non ci può garantire un pubblico numeroso e fortemente in target, allora forse è bene considerare di investire tutte le proprie energie su se stessi e costruire una campagna sul proprio sito.

 

LE PIATTAFORME IN ITALIA ED I LORO SERVIZI

Dal momento che il fenomeno è nato nel nuovo mondo, è evidente che le piattaforme americane sono più sviluppate di quelle italiane, soprattutto il mercato del crowdfunding stesso è estremamente più sviluppato. Anche culturalmente la società americana è più predisposta e abituata ad accogliere certi tipi di cambiamento. Basti pensare alla differenza tra la cultura anglosassone/americana e quella latina circa il fallimento. La prima lo celebra come motivo di crescita, la seconda lo demonizza come un onta. Differenza culturali simili sono anche la spiegazione per cui molti personaggi famosi e celebrità d'oltre oceano - senza il timore di fare una figuraccia - hanno preso parte o addirittura realizzato campagne (vedi Neil Young con il suo PonoMusic). Nella vecchia Europa, specialmente in Italia, questo approccio è ancora lontano. 

Ma torniamo alle piattaforme italiane. Innanzitutto non godono di un traffico così elevato e soprattutto così in target. Infatti la maggior parte sono generaliste, vale a dire che pubblicano vari tipi di progetti divisi per categoria, altre sono tematiche/verticali ovvero specifiche, ma spesso questo significa una nicchia di pubblico molto, troppo limitata. Inoltre le piattaforme non fanno consulenza. Un team incontrerà il progettista, fornirà suggerimenti e correzioni, si preoccuperà di costruire un' adeguata pagina personale del progetto all' interno della piattaforma e probabilmente fornirà qualche servizio aggiuntivo circa le statistiche del traffico, magari anche a pagamento.. Alcune, un pò alla indiegogo con il loro gogo factor ma senza automatismo, promuovono sui propri canali o danno una maggiore visibilità alle campagne che - con le proprie forze - producono un maggiore interesse nel pubblico. Ovviamente le piattaforme devono raggiungere una certa sostenibilità, quindi più progetti di valore e interesse vengono pubblicati più sostenitori è possibile trovare e di conseguenza la piattaforma cresce. Nessuna ad ogni modo effettua una consulenza specifica su come impostare la propria campagna. Tutto quello che avete già letto qui e molto altro ancora sicuramente non ve lo spiegheranno, non è il loro mestiere!! 

 

IL BUDGET

Altro fattore rilevante è il budget. Innanzitutto parliamo dei costi delle piattaforme: in genere chiedono una fee del 5% sul raccolto al netto degli oneri bancari - che sono a carico del progettista - e in aggiunta ci sono i costi di transazione che variano a seconda del sistema scelto e mediamente si attestano sul 2,5% del volume delle transazioni. 

Se pensiamo che una buona campagna crowdfunding (ho detto buona!) in Italia, salvo casi eccezionali in cui il progetto è estremamente coinvolgente e di ampio respiro (Città della Scienza) o i partner nell'operazione sono in grado di generare una profonda visibilità - può portare a casa una media di 10.000 Euro, a questo punto avete già speso 750 euro circa per avere una pagina non di proprietà dove poter caricare il vostro progetto e incassare le donazioni. Se pensiamo che con circa 2.000 Euro è possibile avere: sito di properietà (entry level) con tutti i dati e relative sezioni di sito della futura azienda/brand, pagina del progetto (con video, descrizione, scaletta ricompense etc), sistema di incasso donazioni e strategia campagna da parte di un consulente (intendo le linee guida per costruire una campagna efficace in relazione al tipo di progetto), forse il servizio offerto dalle piattaforma in relazione al costo è un pò meno appetibile.

 

Quindi non possiamo dire a priori che sia più o meno conveniente gestire una campagna attraverso una piattaforma, ma ogni caso va analizzato nel dettaglio per quanto riguarda il progetto e le aspettative del progettista.

Non esitare a contattarmi per una prima analisi gratuita della tua campagna crowdfunding e condividi questo articolo, potrebbe servire a qualche amico startupper!

14/09/2015 •  di Giacomo  •    Tags:                  

Top