// News

ANTENNA3, LA PRIMA STARTUP DIGITALE ITALIANA NATA GRAZIE AL CROWDFUNDING

ANTENNA3, LA PRIMA STARTUP DIGITALE ITALIANA NATA GRAZIE AL CROWDFUNDING

3 Novembre 1977, grazie anche ad un’antesignana forma di Crowdfunding, nasce Antenna3 

antenna3 5

 

Nei giorni scorsi ho letto un interessante post che presenta l’emittente Antenna3 come prima startupdigitale italiana. Ciò che ha catturato maggiormente il mio interesse è stato il fatto che, così come molte iniziative innovative di oggi, per trovare i capitali necessari sia stata usata una formula, che oggi verrebbe definita a tutti gli effetti Crowdfunding. Si tratta dell’Azionariato Popolare, per cui l’emittente Antenna3, nata da una scissione di TeleAltoMilanese, poteva contare su ben 50.000 soci-telespettatori, titolari ciascuno di una quota di 10.000 lire. Lo ha ricordato sul suo blog, Pierantonio Idini, oggi imprenditore del settore Digital e all’epoca, appena diciottenne, uno degli EarlyEmployee dell’emittente.

Antenna3 fu fondata da Renzo Villa, ex impiegato dell’ufficio tributi del comune di Varese, appassionato di spettacolo e da Enzo Tortora, allora esiliato dalla Rai.

 

renzo villa enzo tortora antenna3

Prima vera emittente televisiva commerciale, è rimasta nel cuore dei telespettatori per trasmissioni come La Bustarella, Il Pomofiore, il Bingooo, Non lo sapessi ma lo so.

bingooo antenna3

tv antenna3

La realizzazione di un innovativo centro di produzione tv all'avanguardia in uno stabile di proprietà nonché i vari costi sostenuti per l’avviamento avevano richiesto una spesa di diversi miliardi di lire dell'epoca.


Una cifra notevole e un impegno finanziario pesante, specialmente in un momento delicato della nostra vita sociale, politica ed economica, - scrisse il giornalista di Antenna3 Arnaldo Cozzi in "Quindicesimo Chilometro, morte per le tv libere?” edizioni Il Portolano un impegno finanziario pesante reso possibile dalla buona volontà di un numero notevole di piccoli azionisti".

Questo particolare assetto proprietario non creò rilevanti problemi di governance: l’unica preoccupazione per la dirigenza dell’emittente lombarda è trovare un luogo idoneo dove tenere l’assemblea sociale. Persino lo studio 1 dell’emittente, allora “studio televisivo più grande d’Italia (Rai inclusa)” [Dotto Piccinini, 2006, 92], essendo in grado di offrire ben 1200 posti a sedere, risulta essere troppo piccolo, “Se il giorno dell’assemblea fossero venuti tutti non ci saremmo stati nemmeno nello stadio di Busto Arsizio, avrei dovuto affittare San Siro..." ricorda divertito Villa.

E proprio il fondatore Renzo Villa, noto al grande pubblico perché di Antenna3 non fu solo l’editore ma anche il volto simbolo, comparendo come presentatore di alcuni programmi dell’emittente, ricordò che il numero dei soci, non era casuale, in quanto in questo modo avrebbe potuto presentare una proposta di legge di iniziativa popolare. Al quotidiano La Stampa del 6 maggio 1983 aveva dichiarato anche 

"non mi servivano i loro soldi ma la loro firma per bloccare eventuali proposte di legge contro le tv private”. All’epoca infatti le televisioni commerciali si muovevano, senza una chiara normativa di riferimento, in quello che venne definito come “Il far west della tv"

 

 

03/11/2015 •  di Giacomo Casolo  •    Tags:                                        

Top